“Riaccendo la luce dell’Alta Moda su Roma”

“Riaccendo la luce dell’Alta Moda su Roma”

Dalla passione per la Moda Made in Italy a un’infanzia di riscatto, il viaggio umano e creativo di un visionario. Steven Torrisi non si limita a interpretare la moda: la costruisce, la valorizza, la racconta. Come direttore artistico del Premio Europeo S.T. Oscar della Moda e ideatore di Roma Fashion Houte Couture, lavora per riportare Roma - Caput Mundi - al centro della scena internazionale e per celebrare l’eccellenza del Made in Italy.

La sua storia è fatta di talento, determinazione e rinascita: un’infanzia difficile, la guida di una madre straordinaria, e oggi la passione di creare eventi che uniscono, valorizzano e raccontano l’anima del Made in Italy. In questa intervista, Torrisi racconta la sua esperienza, i legami che lo hanno formato e la forza dei sogni che continuano a guidare il suo percorso. Steven, dopo tanti anni di esperienza in moda, spettacolo ed eventi, come descriveresti oggi la tua missione come direttore artistico dell’Oscar della Moda? La mia missione, ma anche la mia ambizione, è restituire valore a quei punti cardinali della moda italiana che si sono persi dopo il crollo della settimana dell’Alta Moda di Roma. Con l’Oscar della Moda e con il mio altro progetto, Roma Fashion Houte Couture, voglio contribuire a ricreare un’unione tra i protagonisti del settore, per ridisegnare le nuove linee guida della moda e dare spazio alle nuove generazioni di creativi.

L’obiettivo è rilanciare Roma — Caput Mundi — come capitale della moda, riportandola al livello di Milano, Firenze e Parigi, e riaffermare nel mondo la forza del Made in Italy attraverso il legame tra cultura, storia e stile. POEAU PULAR 83 Per l’edizione di dicembre, sono previste novità rispetto al passato in termini di location, mood o ospiti? La location resta il Salone Delle Colonne dell’EUR, ma cambierà l’allestimento: nuova disposizione di palco e tavoli, arredi completamente brandizzati St. Oscar della Moda, senza altri loghi o marchi. Durante la serata saranno consegnate 26 statuette e presenteremo la seconda edizione del libro Albo d’Oro dell’Oscar della Moda, che ripercorre la storia dell’evento, oggi alla sua dodicesima edizione. Un percorso che ha toccato le città più belle d’Italia — da Taormina a Milano, passando per Roma, Napoli e Firenze — e ha visto protagonisti nomi come Pippo Baudo, Valeria Marini, Nina Moric, Alessandro Cecchi Paone e Manuela Arcuri. In questi anni abbiamo premiato vere eccellenze della moda e reso omaggio a maestri come Fausto Sarli, Renato Balestra, Lorenzo Riva, Graziano Amadori ed Egon von Fürstenberg.

Qual è la sfida più grande nell’organizzazione di questo evento? È sempre la stessa: far capire agli ambasciatori della moda che questo evento non è una semplice vetrina personale, ma un contenitore pensato per unire. Serve a creare connessioni, non divisioni.

Dopo dodici edizioni, esiste un momento dell’Oscar della Moda che ti è rimasto più nel cuore? Senza dubbio quando consegnai la prima statuetta allo stilista Anton Giulio Grande. Mi disse: “Questo premio mi onora perché è dedicato a tua madre.” Io risposi che in realtà le lettere incise sulla statuetta — ST ODM, Steven Torrisi Oscar della Moda — erano le mie iniziali. Lui allora mi fece notare che c’erano anche le iniziali di mia madre: Domenica… Mimì. Quella coincidenza mi emozionò profondamente.

Puoi raccontarci il design e il significato simbolico della statuetta?
La statuetta si ispira a quella di Hollywood, ma ha un’identità tutta sua. È alta 39 centimetri, pesa circa 1,2 kg, è galvanizzata in oro 750 con una lega interna in argento. La sua origine ha un valore affettivo: una notte sognai mia madre, che ho perso prematuramente e che resta il mio punto di riferimento. Mi disse di aggiungere le mie iniziali alla statuetta. Erano le tre del mattino: mi buttai giù dal letto per disegnarla. Oggi quel premio è ambito non solo per il suo valore reale o simbolico, ma anche per la storia e l’amore che racchiude.

Cosa desideri che ogni ospite porti con sé, in termini di emozioni, da quella serata?
Vorrei che tutti percepissero la serietà e la passione che ci sono dietro ogni edizione. L’Oscar della Moda è un premio di eccellenza, costruito con lavoro, dedizione e contenuti veri. Mi piacerebbe che gli ospiti, tornando a casa, sentissero di aver partecipato a qualcosa che valorizza davvero la moda italiana e chi la rende grande.

Tu hai un’amicizia ventennale con lo stilista Alviero Martini: come è nato questo legame, professionale ma soprattutto umano?
Con Alviero ci conosciamo da tanti anni, ma ci siamo ritrovati davvero durante un’edizione dell’Oscar della Moda, nel 2018. Da lì è nata una fiducia reciproca e la voglia di collaborare. Abbiamo dato vita insieme al Fashion Tour ALV, un progetto che portava la sua nuova visione stilistica tra la gente, con eventi e incontri in diverse città. Da quel momento non ci siamo più persi di vista: oltre alla collaborazione professionale - anche con il Premio Europeo S.T. Oscar della Moda - è nato un legame umano profondo e sincero. Gli ho perfino organizzato il matrimonio! (ride)

Ti è rimasto un sogno professionale e uno personale da realizzare?
Il mio sogno personale è semplice: poter rivedere la mia amata madre. Quello professionale è riaprire la mia maison di moda, che ho chiuso dopo la sua scomparsa. So che non è un momento facile per il settore, ma non smetto di crederci. Quel sogno resta lì, nel cassetto, pronto a prendere forma al momento giusto.

Ma Steven Torrisi bambino, cosa sognava di fare da grande?
La mia infanzia non è stata facile. Sono stato abbandonato, insieme a mio fratello, dai miei genitori biologici e ho trascorso i primi anni in un orfanotrofio. Poi siamo stati adottati da una famiglia siciliana straordinaria, i Torrisi – Cicala. Da quel momento ho iniziato davvero a vivere. Mia madre, rettrice di matematica e fisica con un grande spirito imprenditoriale, è stata la mia luce. È lei che mi ha trasmesso l’amore per la moda: mi ha fatto respirare il profumo dei tessuti e capire la bellezza del creare. Era una donna determinata: riuscì a fondare cooperative di moda, offrendo lavoro a tante sarte disoccupate, e collaborò con maison come Roberta di Camerino e Luisa Spagnoli, portando in alto la manifattura siciliana. Con coraggio lei realizzò il suo sogno, e io, grazie ai suoi insegnamenti, ho poi realizzato il mio. Lei resterà per sempre la mia più grande ispirazione…

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