NICK CANNON: Un uomo, mille vite

NICK CANNON: Un uomo, mille vite

Attore, rapper, presentatore, produttore, imprenditore, filantropo e, sì, padre di 12 figli. Nick Cannon è molto più di un artista poliedrico: è un autentico fenomeno della cultura pop, una presenza costante nell’intrattenimento americano da oltre venti anni. Dalle sue prime apparizioni in All That su Nickelodeon al successo esplosivo con Wild ’N Out, passando per le collaborazioni con artisti come R. Kelly e la conduzione di show come America’s Got Talent e The Masked Singer, ha dimostrato più volte di essere un talento a tutto tondo. Ha addirittura sorpreso tutti laureandosi in Criminologia alla Howard University nel 2020. Ma dietro il suo sorriso solare e la sua energia inesauribile, c’è una sensibilità rara: recentemente, Cannon ha parlato apertamente della sua diagnosi di disturbo narcisistico della personalità, affrontandola con una straordinaria sincerità. In questa intervista esclusiva per Popular, ci racconta come riesca a conciliare carriera, passioni e famiglia, senza mai perdere il suo senso dell’umorismo e… il cuore.

Nick, è un grande piacere averti come ospite su Popular!
Grazie, grazie a voi per avermi invitato!

Sei davvero poliedrico: attore, rapper, presentatore… Ti consideri eclettico, indeciso o semplicemente uno che si annoia facilmente?
Mi annoio facilmente. È un po’ il mio tratto distintivo!

Hai iniziato la tua carriera con All That su Nickelodeon. Questa esperienza ha influenzato il tuo percorso nel mondo dello spettacolo?
Sì, credo che quello sia stato il momento in cui il pubblico ha iniziato davvero a conoscermi, anche se in realtà facevo stand-up comedy già da quasi cinque anni. È stato proprio quel mondo a formarmi davvero.

Com’è nata l’idea di creare e condurre Wild ’N Out? È complicato gestire un programma basato sull’improvvisazione comica?
È nato semplicemente da quello che facevamo nei comedy club: io e i miei amici ci prendevamo in giro, improvvisavamo, facevamo freestyle per passare il tempo o per scaldarci prima di salire sul palco. A un certo punto mi sono detto che volevo dare un lavoro ai miei amici, visto che in quel momento ero abbastanza lanciato. La parte complicata è stata creare il format e renderlo unico. Una volta trovato l’equilibrio giusto, il resto è stato naturale: abbiamo solo lasciato che gli artisti esprimessero il loro talento.

Hai avuto anche una carriera musicale importante, con collaborazioni come quella con R. Kelly nel singolo Gigolo. Come riesci a conciliare la musica con tutte le altre tue attività artistiche?
Sono sempre stato un musicista, la musica fa parte di chi sono. Non l’ho mai vissuta come una carriera separata; è la mia passione. Quindi concilio tutto in un solo modo: trascorrendo gran parte del mio tempo libero a fare musica.

Quindi, sfatiamo il mito che solo le donne siano multitasking?
Quello che fanno le donne non si può definire. “Multitasking”, è riduttivo. Io lo sono, nel senso che faccio un sacco di cose diverse. Ma quello in cui riescono le donne è, letteralmente, energia divina.

Nel 2020 ti sei persino laureato in Criminologia alla Howard University. Cosa ti ha spinto a tornare a studiare e perché proprio Criminologia?
Volevo dare un buon esempio ai miei figli: tornare a studiare e finire il college, a prescindere dalla mia età. Mi sono avvicinato alla criminologia per via di quello che stava succedendo nel mondo in quel periodo. Non volevo essere l’ennesimo vip che finge di capire il sistema giudiziario mentre fa la morale sulle questioni sociali. Volevo capirlo davvero. Ho iniziato a lavorare molto nelle carceri e nei centri di detenzione, e il dipartimento di sociologia — in particolare il corso di criminologia — rispecchiava pienamente questo percorso. Grazie al mio impegno filantropico, ho ottenuto la laurea in criminologia.

Hai parlato pubblicamente della tua diagnosi di disturbo narcisistico di personalità. È stato terapeutico per te?
Ho scelto di condividerlo perché credo ci sia spesso un grande fraintendimento. La parola “narcisista” viene usata a sproposito continuamente, e molte persone in realtà non sanno nemmeno cosa significhi davvero. Dopo aver fatto tutti i test e aver compreso cosa fosse, ho capito che non è qualcosa di cui andare fieri o di cui vergognarsi. È una condizione, come tante altre. Qualcosa su cui vale la pena lavorare. Direi che è stato terapeutico; non tanto il fatto di condividerlo, quanto piuttosto capirlo, accettarlo e provare a crescere da lì.

Dodici figli e mille impegni — come riesci a destreggiarti tra lavoro e famiglia?
Per tutti loro devo solo ringraziare Dio. Ogni giorno è una nuova sfida. Appena pensi di aver trovato un equilibrio, succede qualcosa che ti mette alla prova di nuovo. La chiave è mettere da parte l’ego e la famiglia sempre al primo posto.

Tu e Mariah siete rimasti legati e co-genitori affiatati. Qual è il segreto per riuscirci, dopo un divorzio?
Il rispetto reciproco e il mettere sempre i bambini al centro. L’amore e l’ammirazione che abbiamo l’uno per l’altra rimangono, indipendentemente da tutto.

La tua casa in New Jersey è stata descritta come un vero parco giochi per bambini, con stanze a tema e tantissime attività. È stato un tuo sogno oppure ti sei ispirato ai tuoi figli?
All’inizio è stato indubbiamente il mio sogno, ma poi i bambini ci hanno messo il loro tocco personale. Alla fine, direi che è diventata la mia “casa del divertimento”!

Qual è la lezione più importante che vuoi lasciare ai tuoi figli?
Rendere se stessi felici e trattare sempre bene gli altri.

Guardando indietro, c’è qualcosa che avresti fatto diversamente? Hai qualche rimpianto?
Avrei registrato di più, documentato di più. I ricordi sono fondamentali, soprattutto quelli dell’infanzia. Tenerli solo nella memoria è meraviglioso, ma poterli anche rivedere sarebbe ancora più bello.

Puoi raccontarci dei tuoi prossimi progetti? Cosa bolle in pentola per il futuro?
Ce ne sono tantissimi! Abbiamo un late show che parla di amore e relazioni, si chiama Nick Cannon At Night. E poi Big Drive, il mio programma sulle auto dove chiacchiero con i vip mentre facciamo un giro in macchina.

Hai fatto innumerevoli interviste nella tua carriera. C’è una domanda che avresti sempre voluto ricevere, ma che nessuno ti ha mai fatto?
Oh, sì: “Posso darti cento milioni di dollari?” Nessuno me l’ha ancora mai chiesto! Sto ancora aspettando quell’intervista! (ride)

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