JACOPO GUBITOSI: Porteremo il Giffoni Film Festival in tutto il mondo

JACOPO GUBITOSI: Porteremo il Giffoni Film Festival in tutto il mondo

Da oltre cinquant’anni, il Giffoni Film Festival è molto più di un evento: è un’esperienza che lascia il segno, un luogo dove il cinema diventa crescita, confronto e scoperta. È la casa dei giovani, il loro palcoscenico, un festival che dà voce, spazio e libertà di espressione ai ragazzi, rendendoli protagonisti assoluti. Nato nel 1971 da un’intuizione visionaria di Claudio Gubitosi, ha trasformato un piccolo comune della Campania, Giffoni Valle Piana, in un crocevia internazionale del cinema. Un format unico che ha attirato star come Robert De Niro, Meryl Streep, Richard Gere, Julianne Moore e Oliver Stone. Oggi Giffoni è una realtà culturale ed economica con una vocazione sempre più internazionale. In questa intervista, il direttore generale Jacopo Gubitosi racconta cosa significa dare forma a un evento così potente, innovare restando fedeli alla propria
identità e immaginare un Giffoni capace di parlare al mondo attraverso la forza delle emozioni e della visione.

Jacopo, sei cresciuto immerso nell’incredibile realtà del Giffoni Film Festival e ora ne raccogli l’eredità da tuo padre. Ti senti più emozionato o spaventato?
Entrambi gli aggettivi! (ride)
C’è una grande responsabilità nel portare avanti questa eredità, ma è un percorso che non affronto da solo. Il Giffoni è una vera e propria azienda: abbiamo circa 90 dipendenti fissi e, durante il festival, coinvolgiamo quasi 500 persone, soprattutto giovani. Il mio ruolo è anche quello di imprenditore, perché non si tratta solo di un evento culturale, ma di una realtà che crea opportunità, lavoro ed economia per tante persone.
Il nome di mio padre è un peso ma anche un privilegio. Il suo testimone è nelle mie mani e in quelle di tutto il team e a guidarci sono la passione e la determinazione nel voler portare avanti una storia straordinaria, sempre con lo stesso obiettivo: dare voce ai giovani, i veri protagonisti del festival!

La giuria del Giffoni è davvero unica, composta da migliaia di giovani. Cosa significa per voi?
È il cuore del festival: ragazzi da tutta Italia e da oltre 28 paesi del mondo votano i film in concorso. Il loro giudizio è autentico, libero, lontano da logiche di mercato. Noi lavoriamo affinché possano vivere un’esperienza unica, in un ambiente accogliente e stimolante, dove confrontarsi e approfondire i contenuti artistici senza barriere o filtri.

Quanto contano le tematiche sociali nella scelta dei film in concorso?
Tantissimo. Abbiamo selezionato 5000 opere audiovisive per scegliere quelle più adatte al festival. Vogliamo offrire ai ragazzi storie che lascino il segno, che parlino di temi forti e attuali come la depressione, i disturbi alimentari, l’ansia, le problematiche sociali, le questioni ambientali. Ma il nostro impegno non si esaurisce nei giorni dell’evento: portiamo avanti queste tematiche anche con progetti nelle scuole e altri format dedicati. Il fatto che molti film vincitori trattino proprio tali argomenti dimostra quanto questi siano rilevanti per le nuove generazioni.

Come si adatta il Giffoni in un’epoca di streaming, AI e nuove tecnologie?
Non ci adattiamo: evolviamo. Il Giffoni è un festival che si rinnova ogni anno, sempre al passo con i tempi. Il rapporto con le piattaforme di streaming per noi è fondamentale perché il loro pubblico di riferimento sono proprio i giovani, i nostri protagonisti. Da tempo collaboriamo con esse, ospitando anteprime e grandi eventi con ospiti d’eccezione.
Allo stesso tempo, però, difendiamo con forza la sala cinematografica. Noi abbiamo quattro sale permanenti, tra cui una con sistema Dolby Atmos, un impianto audio e video tra i migliori d’Italia. Ospitiamo proiezioni speciali, eventi e manteniamo prezzi accessibili per incentivare la visione sul grande schermo. Il cinema in sala è un’esperienza unica, e il Giffoni farà sempre di tutto per preservarla.

Tra le tante star internazionali passate a Giffoni, qual è stata quella che ha segnato un prima e un dopo nella storia del festival?
Nel 1982, François Truffaut arrivò a Giffoni e tutto cambiò. Immagina: uno dei registi più importanti del mondo, un’icona assoluta del cinema, che sceglie di venire in un piccolo paese della Campania. E quando andò via, ci lasciò anche una lettera che conserviamo ancora oggi. Scrisse una frase che è diventata parte della nostra identità: “Tra tutti i festival del cinema, quello di Giffoni è il più necessario”. Dopo di lui, il festival ha acquisito una dimensione internazionale e il resto è storia.

E per te, che sei cresciuto tra film, registi e attori, qual è stato l’incontro più speciale?
Senza dubbio Carlo Rambaldi, nel 2010. Da ragazzo – e ancora oggi – il mio film del cuore era E.T. immagina l’emozione di conoscere di persona l’uomo che ha dato vita a quella creatura straordinaria. Non solo l’ho incontrato: ho avuto il privilegio di passare del tempo con lui. Abbiamo giocato insieme, mangiato una granita in piazza, parlato per ore. Sentirlo raccontare i retroscena di capolavori come E.T., Alien e King Kong è stato magico. Avevo quindici anni e non avrei mai immaginato un’esperienza così. Oggi che sono papà di Claudio Leonardo, un bambino meraviglioso con un talento naturale per il cinema, rivivo quella stessa magia con occhi nuovi. Ha solo quattro anni, ma riesce già ad analizzare i film con una lucidità sorprendente. Insieme (ri)scopriamo E.T., La gabbianella e il gatto, La storia infinita, La fabbrica di cioccolato e tutti i classici Disney che hanno segnato la mia infanzia. Il mio sogno? Portare al festival figure capaci di far sognare le nuove generazioni, proprio come Rambaldi ha fatto con me.

Jacopo, cosa possiamo aspettarci dal Giffoni 2025?
Già dallo scorso anno, al settore cinema abbiamo affiancato quello sportivo, e quest’anno il Giffoni Sport sarà un vero e proprio festival nel festival. Stiamo coinvolgendo grandi campioni olimpici, ex atleti, associazioni e federazioni sportive, ampliando così l’orizzonte del nostro pubblico. Oltre ai nomi e alle leggende del cinema, porteremo anche importanti figure del mondo dello sport. Detto questo, il cuore e l’identità del Giffoni resteranno sempre gli stessi.

Ci saranno sezioni nuove o eventi speciali nella prossima edizione del Festival?
Torna il Giffoni Music Concept, che porterà sul palco dell’Arena Fratelli Lumière, ogni sera, due artisti: uno emergente e uno già affermato. Gli spettacoli, gratuiti, accoglieranno fino a 10.000 persone. Stiamo anche rinnovando il nostro villaggio, arricchendolo con aree interattive pensate per adulti e bambini. Confermato il Giffoni Food Show, con lezioni di cucina gratuite tenute da grandi chef. In programma ci sono 250 titoli in concorso tra cortometraggi, lungometraggi, documentari e animazioni, suddivisi in sei sezioni competitive: Elements e Generator, dedicate alle fasce d’età dai 3  ai 18 anni. La grande novità di quest’anno è una sezione professionale del Giffoni Workshop, interamente dedicata alla recitazione. Confermiamo anche la sezione Impact, che coinvolgerà 220 giurati tra i 18 e i 25 anni, offrendo loro l’opportunità di incontrare ospiti e professionisti del settore. E poi, come da tradizione, ci sarà almeno un evento speciale ogni giorno.

Quali sono gli insegnamenti più preziosi che hai ricevuto da tuo padre Claudio?
Sai, io ho 36 anni, mentre il Festival ne ha 55… l’ho sempre considerato un po’ come un fratello maggiore, che mi ha arricchito culturalmente e mi ha dato l’opportunità di viaggiare e scoprire nuove realtà. Grazie alla guida di mio padre, ho capito cosa significa davvero organizzare un evento di questa portata e importanza internazionale.

Il suo insegnamento più grande?
La capacità di reinventarsi continuamente. Ogni edizione deve essere un’evoluzione, senza mai ripetersi. Mi ha anche trasmesso la determinazione: fare cultura in Italia è una sfida, e farlo bene lo è ancora di più. Il Giffoni è oggi, stabilmente, tra i primi cinque festival cinematografici più importanti, e mantenere questo livello richiede grande organizzazione, ma soprattutto, un ingrediente fondamentale: l’amore indiscusso per il progetto.

Jacopo, se chiudi gli occhi e pensi al Giffoni di domani, tra dieci anni, che cosa vedi?
Vedo un grande Festival che ha messo radici ancora più profonde qui, a Giffoni Valle Piana, ma con rami che si allungano lontano, fino a toccare ogni continente. Vedo una rete internazionale forte, soprattutto in Europa e nei Balcani, fatta di giovani, storie e visioni che si intrecciano. Vedo un brand riconoscibile ovunque, ma sempre fedele alla sua anima. E vedo me, l’intero team, ancora qui, a lavorare per far crescere tutto questo, senza mai perdere il legame con la nostra identità.
Sì, vedo un Giffoni che parla tante lingue, con un cuore globale, ma che continua a pulsare sempre qui, a casa, nella Valle dei Picentini. Come un sogno che non smette mai di crescere.

a cura di Davide Possoni

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