In questa puntata di "Come ti senti?" abbiamo il piacere di parlare con Laura Molina, protagonista di un incontro intenso, delicato e profondamente umano, nel quale il racconto personale diventa occasione per riflettere su emozioni, fragilità, consapevolezza, amore, serenità e rinascita interiore. Il format nasce proprio con questo spirito: mettere da parte ruoli, professioni, immagine pubblica e aspettative esterne, per arrivare alla persona, al suo modo di sentire e al percorso che l’ha portata a essere ciò che è oggi.
Laura si presenta con una parola semplice e preziosa: serenità. Dopo varie vicende personali, racconta di vivere finalmente una fase più equilibrata della propria vita, un tempo in cui può dire di stare bene. Non è una serenità superficiale, né una formula pronunciata per circostanza. È piuttosto il risultato di un cammino, di un lavoro su sé stessa, di una progressiva liberazione dal giudizio altrui e dal bisogno di compiacere. Laura parla come una donna che ha attraversato cambiamenti, difficoltà e momenti di introspezione, arrivando a riconoscere ciò che conta davvero.
Fin dalle prime domande emerge una personalità netta, sensibile e insieme molto consapevole. Laura ama il proprio nome, accetta i segni del tempo, compresi i capelli bianchi, e si riconosce in una natura più vicina al mattino, al silenzio e al mare. Alla domanda se si senta più sola o più in compagnia, risponde in modo autentico, spiegando di aver sempre avuto un lato indipendente, quasi eremita, ma di aver riscoperto negli ultimi anni anche la bellezza della condivisione. La sua è una solitudine abitata, non chiusura, e una compagnia scelta, non bisogno.
Uno dei tratti più forti dell’intervista è il rapporto tra fragilità e difesa. Laura riconosce in sé una parte empatica, capace di ascoltare, aiutare e mettersi nei panni degli altri. È una qualità che sente profondamente sua e che, in parte, è diventata anche parte del suo lavoro. Tuttavia ammette di non mostrare facilmente la propria fragilità. Non per paura del giudizio, dal quale sente di essersi ormai liberata, ma per una forma di protezione personale. È come se avesse imparato a selezionare le persone alle quali concedere davvero tutto di sé. In questo non c’è freddezza, ma cura del proprio spazio interiore.
La tenerezza, per Laura, è stata una scoperta recente. Per molto tempo ha fatto fatica a lasciarsi andare, a mostrare sentimenti ed emozioni. Negli ultimi due anni, anche grazie alla presenza di una persona importante al suo fianco, ha imparato a riconoscere una parte più morbida di sé, fatta di gesti semplici, attenzioni quotidiane e piccole dimostrazioni d’amore. La forza, invece, nasce dalla consapevolezza. Laura sa chi è, conosce il proprio percorso e proprio questa lucidità la rende più stabile. Diventa inflessibile quando viene delusa, ma continua a sorprendersi davanti ai piccoli gesti inattesi, alla presenza autentica, alla capacità degli altri di esserci davvero.
L’amore occupa un posto centrale nel racconto. Quando le viene chiesto cosa la faccia sentire viva, Laura pensa al suo compagno. Lo fa con una naturalezza che lascia emergere l’importanza di un legame fondato su chimica, empatia e comprensione profonda. Racconta di aver cercato a lungo una persona capace di farla sentire così e di aver trovato un rapporto che, pur essendo relativamente giovane nel tempo, sembra avere una profondità molto più antica. L’amore, per lei, non è necessariamente spettacolare o plateale. È cura, presenza, gesto, quotidianità. Ama a modo suo, forse più con i fatti che con le parole, ma proprio per questo il suo modo di amare appare concreto e reale.
Molto significativa è anche la riflessione sulla nostalgia. Laura dice di provare nostalgia per una versione più spensierata di sé. Non rimpiange il tempo che passa, né vorrebbe tornare indietro cancellando ciò che è diventata. Anzi, riconosce di essere oggi una persona più matura, più consapevole, più avanti rispetto alla Laura di anni fa. Tuttavia avverte, a tratti, la mancanza di quella leggerezza perduta. La profondità, spiega, comporta anche un sentire più intenso, talvolta doloroso. Essere empatici significa accogliere molto, forse troppo, e imparare ogni giorno a trovare un equilibrio tra apertura e protezione.
La serenità, nella sua immaginazione, ha la forma del mare. Laura racconta il legame con Tropea, terra d’origine dei suoi genitori, luogo dell’infanzia e della memoria. Dopo un periodo difficile, segnato anche dalla scoperta della fibromialgia nel 2019, il ritorno al mare nel 2020 ha rappresentato per lei una forma di liberazione. Il caldo, il rumore dell’acqua, il tramonto, la sensazione di essere a casa hanno generato una pace interiore che mancava da tempo. Il mare diventa così non solo un paesaggio, ma uno spazio mentale, una cura, un modo per calmare il sistema nervoso e ritrovare il centro.
La casa ha una funzione simile. Quando Laura rientra la sera, la prima cosa che fa è portare fuori il cane. Poi segue una routine costruita negli anni per lasciare fuori dalla porta i pensieri, il lavoro e le preoccupazioni. È un rito quotidiano di decompressione, necessario per una persona che si definisce attiva, iperattiva, sempre accesa. La casa è il nido, il posto sicuro, il luogo in cui il corpo e la mente possono rallentare. Anche qui torna il tema della serenità come conquista concreta, fatta di abitudini, spazi protetti e piccoli gesti ripetuti.
Tra i momenti più emozionanti dell’intervista c’è il ricordo del rapporto con la madre e con la famiglia. Laura racconta di avere genitori molto presenti e amorevoli, ma cresciuti in un contesto in cui l’affetto fisico e verbale non era sempre facile da esprimere. Da bambina scriveva lettere alla madre perché non riusciva a dire apertamente ciò che provava. Crescendo, quel “ti voglio bene” è diventato possibile, fino a trasformarsi in una presenza quotidiana. È una conquista emotiva importante, perché mostra come anche l’amore più profondo abbia bisogno di imparare il proprio linguaggio.
Il tema del successo viene affrontato con grande lucidità. Laura spiega di non aver mai dato troppo peso alla fama o al riconoscimento esterno. Anche le esperienze televisive sono state per lei tappe di vita, occasioni che l’hanno portata altrove, non traguardi da difendere a ogni costo. In passato ha vissuto cercando di compiacere gli altri, di essere ciò che gli altri si aspettavano. Oggi, invece, dà valore soprattutto a ciò che pensa di sé e al giudizio delle persone davvero care. Il resto ha perso centralità. Questa libertà dal bisogno di approvazione appare come una delle sue più grandi conquiste.
Alla domanda sulla paura, Laura risponde con sincerità: la morte, propria e delle persone amate. Vedere i genitori invecchiare la spaventa, come accade a chi ama profondamente e sente il tempo nella sua concretezza. Anche questa paura, però, non viene nascosta dietro formule comode. Viene detta, riconosciuta, portata alla luce. È forse questo il senso più vero dell’intervista: mostrare che la fragilità non diminuisce la persona, ma la rende più intera.
Quando viene invitata a lasciare un messaggio a un ragazzo che soffre perché non arriva primo o non raggiunge subito il successo, Laura parla anche alla sé stessa del passato. Racconta di essere stata una persona competitiva, desiderosa di primeggiare a scuola e nello sport. Con il tempo ha compreso che ciò che conta davvero è mettere il cuore in quello che si fa, dare il meglio, accettare anche che il risultato non sia sempre quello immaginato. È un messaggio semplice, ma importante, soprattutto in un tempo in cui il valore personale viene spesso confuso con la prestazione.
Alla fine dell’incontro, Laura si dice grata per un’intervista diversa dalle altre, capace di entrare nelle emozioni e nell’essenza della persona. Il rituale conclusivo del sorriso diventa il gesto simbolico di una leggerezza ritrovata. Laura sceglie di regalare mille sorrisi a una persona che porta nel cuore, e quando le luci si spengono, dopo aver respirato e ascoltato sé stessa, definisce il proprio stato con una sola parola: leggera.
È forse questa la sintesi più bella del suo racconto. Laura Molina appare come una donna che ha attraversato il bisogno di controllo, la paura di mostrarsi fragile, la ricerca di approvazione, il peso della profondità e della nostalgia. Oggi sceglie la semplicità, il mare, la casa, l’amore, i gesti, la serenità. Non pretende di essere invulnerabile. Al contrario, mostra che la vera forza nasce quando si smette di fuggire da ciò che si sente e si comincia, finalmente, ad ascoltarlo.



