Il Maestro Athos Faccincani sceglie di contrastare le brutture del mondo con la sua pittura carica di luce e colori festosi. Il noto artista, negli anni, ha stregato pubblico e critica; i suoi lavori sono esposti nei posti più belli d’Italia e del mondo e collezionati sia da appassionati d’arte che da star hollywoodiane. “La mia pittura, leggibile e semplice, tra realtà e sogno, si fonde in una speranza dolce...” Athos Faccincani
L’acqua, la terra, il sole, gli iris
Ci andavo in autunno, quando i contrasti di colori si accentuano e i passi sul sentiero diventano una musica di foglie e ghiande sotto i piedi.
Ci andavo in inverno, quando l’effimera neve attutisce ogni rumore e, oltre il lago, il Monte Baldo si tinge di rosa al calar del sole.
Ci andavo nella prima primavera, quando i prati si punteggiano di primule e viole, e tra le falesie arbusti temerari tornano alla vita con piccole foglie di un verde timido.
Eppure, il mio sguardo e la mia tavolozza erano segnati da una vena malinconica: i miei colori scuri ritraevano rocce scarnificate, terra brulla, alberi scheletriti percorsi da nodi e gobbe, con gesti veloci e pennellate piene. Ho dipinto molti lavori all’epoca, raccontando la Rocca, la sua vegetazione e i suoi animali.
Ma il lago?
Il lago non lo amavo. Non amavo le sue nebbie e quella luce diafana che avvolgeva la natura in un’aura di tristezza, una tristezza che, allora, portavo dentro. Sono passati quarant’anni. La mia ricerca di una nuova luce mi ha portato lontano, in un altrove dove regnano i colori. Lì, finalmente, ho abbandonato quella tavolozza malinconica, ho toccato il cielo, la terra, il sole, l’argenteo degli ulivi del sud. Questa simbiosi di luce e colore mi ha poi riportato al mio lago.
E, nel frattempo, qualcosa era cambiato: la nebbia era sparita. Dal lago, dal mio sguardo, dal mio cuore. Sono tornato un paio di volte a rivedere la
Riserva che tanto mi aveva dato. Ma l’ho vista con occhi nuovi, con la mia tavolozza solare.
Poi, un giorno, ho incontrato Raffaella Bertini, oggi consigliere della Riserva. Lei mi ha mostrato angoli che un tempo avevo trascurato: il vecchio salice che ingentilisce il bordo del laghetto della Paul, i boschetti disseminati qua e là come piccole isole di tranquillità tra campi coltivati e rocce. Roverelle, lecci, frassini e biancospini si alternano in un equilibrio perfetto, mentre nel sottobosco gli ellebori invernali splendono di bianco e rosa. Più in là, minuscole piante si incastonano tra le rocce, avvolte dai profumi di assenzio, menta,
timo e aglio selvatico.
Tra l’erba alta, fiori solitari mi riportano a un temp lontano, quando da bambino passeggiavo in campagna con mio padre. Sul ciglio della rupe, il vociare dei gabbiani reali riempie l’aria: sono intenti a nidificare tra gli anfratti della parete di roccia. Poco più in là, una coppia di gheppi cerca il luogo perfetto per mettere su famiglia. In alto, nel cielo terso, un falco pellegrino si libra in volo prima di gettarsi in picchiata verso la preda. E infine, il lago.
La prima neve sulla rocca
Verso il lago fiori gialli nell’ora dell’Ave Maria. Contrasti cromatici nella luce d’autunno
Un tempo mi sembrava lontano, separato dalla verticalità delle rocce. Oggi vedo il legame profondo tra loro: la verticalità si dissolve scendendo lungo la costa, tra insenature, pietre e scogli dove l’acqua si fa cristallina e la risacca canta la sua canzone.
Con Raffaella ho riscoperto un luogo ricco di sorprese e di emozioni felici, dove il tempo scorre secondo il ritmo giusto della natura. Dove sedersi su una roccia per disegnare un vecchio ulivo significa ripercorrere il cammino del tempo, seguendo le rughe della sua corteccia fino ai rami protesi verso il cielo. Dove, dopo tanto lavoro in studio, posso ritrovare il dialogo tra luce e colore nelle diverse ore del giorno e delle stagioni.
Oggi dipingo queste nuove realtà con gioia, pienezza e felicità. E sono felice di condividerle con voi, pubblicandole qui, in questa mia rubrica.
Sto portando avanti questo lavoro con entusiasmo: mi diverte, mi sorprende. Perché, attraverso la mia tavolozza solare, ho riscoperto la luce e i colori che oggi voglio mettere su tela.
a cura di Athos Faccincani



